46 – Mi piace la nuova sauna.
50 – Davvero? A me no, trovo che sia poco intima. Riesco a vedere 927, è una cosa troppo bizzarra.
47 – Solo perché ci troviamo al centro della Terra, non significa che non ci si possa
ritagliare un po' di privacy. Prendi i Gutei, per esempio: si divertono e si godono le novità come se fossero baci con schiocco di cloni di dive del cinema muto. Partiti quadri, i Gutei occupano già i livelli più alti della società. Dovremmo ispirarci a loro. 48, tu che lavori pure come tecnico della clonazione, quanto mi costerebbe acquisire alcune della magnifiche, uniche nonché ataviche particolarità genetiche gutee?
48 – Cosa?
49 – Guteo 49 non fotocopiabile, Guteo nato impacchettato e nato pronto per Natale. Morte a 47!
50 – Ma no, 49… Guteo 49, non c'è bisogno di scaldarsi, il centro della Terra è caldo abbastanza. E poi, come i tuoi occhi superiori possono constatare, 47 si è appena gettato in uno dei laghi di lava.
49 – Guteo perseguiterà famiglia di 47, ucciderà e mangerà e riciclerà figli e nipoti e pronipoti di 47. Mogli di 47 diventeranno mogli di Guteo e Guteo feconderà loro ventre come crema chantilly riempie bignè appena pubblicizzati, sfornati e infine messi in vendita insieme ad altri manicaretti.
46 – Ciao!
48 – Chi hai salutato? Mi è sembrato di riconoscere 82.
46 – Hai un'ottima vista, ma non era 82, era il suo doppio. Da quando l'assistente speciale personale Guteo del Presidente ha stuprato la signora 82, 82 non esce più di casa e il suo posto è stato preso da un clone. Ovviamente, 82 ha pure creato un doppio della propria moglie. La signora 82 non è felice, in fondo suo marito ha trasferito il patrimonio di famiglia ai doppi e ora i doppi sono di fatto i nuovi veri coniugi 82. Mm… sì, in effetti… ho salutato il vero 82 e tu non ti sbagli: quello era il vero 82.
50 – In quale giorno è stato deciso lo spostamento della sauna nel nucleo del pianeta? Qualcuno di voi è stato interpellato? Ho saputo tutto a cose già portate a compimento. Comprendo che i Gutei hanno corpo e metabolismo potenziati, che la loro sopportazione della malinconia, delle condizioni ambientali estreme e della penetrazione anale è superumana, ma non capisco perché noi del futuro dovremmo piegarci e vivere la sauna rinchiusi dentro tute raffreddanti. Dove cazzo sarebbe il relax?
49 – Io sfido 50 in lotta di peni rotanti! In alternativa, 50 può vendere a Guteo azioni Chimicrappo!
50 – Dove devo firmare?
48 – Conoscete la storia del Guteo sommerso?
46 – Si tratta del primo Guteo mai clonato. Purtroppo, l'esperimento è finito male e l'esemplare nato ha sviluppato dimensioni ciclopiche e una follia la cui ontologia resta un mistero anche per Dio. Ora che la racconto a voce alta, devo dire che questa storia è strana, anzi, più che strana… verosimile!
48 – Questo è ciò che noi del reparto scienze applicate abbiamo raccontato al pubblico e a voialtri.
49 – 48 ha piedi in due mondi: burrone roccioso incandescente di sauna e burrone di morte per mano di Guteo numero 49 qui seduto su bordo di burrone roccioso incandescente di sauna di società. Due opzioni per 48: ritrattare sue parole oppure continuare in racconto diffamatorio e accettare ammonizione aziendale attraverso qui presente Guteo 49 superquadro in qualità di boia di settore esperto in spinte strategiche di persone su bordi di burroni incandescenti di sauna aziendale.
48 – Scherzavo.
50 – Se il culo del Primo Guteo non ci guardasse dal basso verso l'alto e soprattutto se il suo sfintere anale dimensione vulcano non avesse dato vita a una nuova civiltà intelligente – da dove pensate che arrivi 145? – le casse della società sarebbero in rosso e noi e i Gutei e gli abitanti del culo del Primo Guteo saremmo tutti fantascienza spicciola e nessuno di noi potrebbe raccontare a una delle proprie mogli o a uno dei propri mariti come uno degli abitanti del Primo Culo ci abbia stuprati mentre i Gutei superquadri seviziavano le nostre scrivanie riempiendone i cassetti di Spermastick.
46 – Colla eccezionale, lo sperma di Guteo. Scommetto che 48 può raccontarci qualcosa a riguardo.
48 – Beccato. Una mia idea, modestamente sono un maestro nella manipolazione dello sperma.
49 – Sperma di Guteo è sperma supremo e come tutte le cose supreme unisce e distrugge, la colla è liquida, la colla incolla, la colla è rigida e asciutta, la colla si rompe e spezza la catena di comando.
La nona e penultima parte, fatta da Logos, qui.
La Sauna dei Cinque - VIII
36 – È cambiato qualcosa.
40 – Ho la stessa impressione.
37 – Dicono ci sia stata
un'esplosione.
38 – Un'esplosione? Ci sono state
delle vittime? Dove sono i cadaveri? Non ho ricevuto circolari.
39 – Perché avresti dovuto? Ah,
già... sei nuovo. Cosa ti hanno chiesto di fare durante il
colloquio?
38 – Non posso parlarne, la
subroutine 5 della sezione 163 del contratto di lavoro me lo
impedisce.
36 – Siamo tutti amici, non solo
colleghi. Raccontaci tutto. Se la storia della bomba è vera,
potrebbe succedere di nuovo, non credi? Se sapessi di essere sul
punto di crepare in una megaesplosione, ce lo racconteresti quello
che ti è successo durante il colloquio di lavoro? Io sarei felice di
farlo. La nostra società è un clan senza limiti morali o
dimensionali. Immagina una famiglia grande quanto una galassia pensante: immensa e caotica, ma sana e intelligente perché
consapevole di sé.
40 – La trama dei listelli è
cambiata, guardate. Perché questo rinnovamento? Perché nessuno di
noi è stato consultato? È o non è, questa, la sauna dei dirigenti?
Invierò una richiesta di spiegazioni.
37 – Che riceverei io, che sono il
tuo diretto superiore. Bentornato tra noi, 40: finalmente. Troppa
poca tu sai cosa? Eppure l'erogazione mi pare ottimale,
stamattina. Non sarai mica raffreddato?
40 – Quindi?
37 – Ne so quanto te. Scriverò al
mio superiore e ti farò sapere. Però credo tu abbia ragione: la
trama dei listelli delle pareti è cambiata. Forse c'è stata una
perdita di un qualche tipo oppure Sua Infinitezza il Presidente si è
stufato di avere trame di listelli tutte diverse e ha deciso di
uniformarle scegliendo la trama della sua sauna personale come
modello per le altre. Meglio non scrivere nulla.
36 – Interessante, 38: lascia che gli
altri guardino le tue mani. Come ti sei procurato quelle cicatrici?
38 – Il tagliatore di teste mi chiese di trafiggermi le mani con due matite.
Prima, però, mi diede un temperino, le matite non erano appuntite.
Le temperai meglio che potei e poi me le conficcai nelle
mani. L'aria, per fortuna, era satura di... voi sapete cosa...
e il dolore che sentii non lo sentii veramente, più che altro
mi sembrò che due lingue di metallo ricoperte di vagina liquida
penetrassero i palmi delle mie mani e infettassero con i loro umori e
batteri e orrori biologici le cavità del mio essere, anche quelle
più impervie. Mi sentii in colpa ma soprattutto mi sentii in colpa per essermi sentito in colpa la prima volta.
40 –
Una metodologia e una reazione psichica piuttosto comuni. Ti sarai
annoiato moltissimo.
38 –
È successo anche a te?
39 –
A tutti, a dire il vero. La penetrazione delle mani è una pratica
standard. Mm, credo che tu ci stia nascondendo qualcosa. Non sarai un
amico di 32, il traditore? Dicono che abbia lasciato l'azienda perché
ha ricevuto un'offerta di lavoro secondo lui più vantaggiosa: il
triplo dello stipendio ma niente Tempesta – sì, l'ho detto... e
allora? Niente Tempesta. Niente Tempesta?
Si è innamorato.
40 –
La nuova trama dei listelli mi mette profondissimamente a disagio. Mi
ricorda uno dei momenti più infelici del mio colloquio di lavoro. I
bei tempi, quando tutto era più sozzo e fetido.
37 –
Inala e racconta.
40 –
Quella mattina caddi vittima di una feroce diarrea. Colpa della cena
della sera precedente a base di feti umani del terzo mondo e latte di
rospo centuriano, che era fresco, appena munto, ma già marciva. Vi
prego, non fate lo stesso errore, la vostra vita, se doveste fare una
colazione simile, non sarebbe più la stessa. Invece del latte di
rospo centuriano, optate sempre per qualcosa di più leggero.
36 –
Sono anni che bevo solo lacrime di vergine venusiana, sono le più
buone e le più afrodisiache.
40 –
Ottima scelta. Come dicevo, quella mattina caddi vittima di una feroce
bla bla, risultato della cena bla bla e così via. Arrivai in ufficio
con un leggero ritardo, credo di due minuti, forse meno. Il
tagliatore di teste, oggi uno dei nostri più dotati e lungimiranti
nonché sessualmente più prestanti vicepresidenti – il sempre mai
troppo amato e rispettato 74 – non c'era, la stanza vuota e
silenziosa.
38 –
Non saresti dovuto entrare.
40 –
Ma la porta era aperta! E per terra c'era un biglietto, per metà
sotto la porta.
38 –
Cosa diceva? Su, diccelo.
40 –
“Sei in ritardo, già mi piaci”.
37 –
Sfacciato! Da un simile genio si può soltanto imparare. Qualcuno è
in grado di presentarmelo?
36 –
Godurioso! Regalerò un set di puttane a 74, se lo merita davvero.
Passatemi un telefono.
La settima parte, fatta da Logos, qui.
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La Sauna dei Cinque
La Sauna dei Cinque - VI
26 – Hanno riportato indietro 24.
27 – Avevo una libellula nel naso, quando mi sono accorto che avevo dimenticato l'insufflatore nel culo e la prima moglie di sei all’ipermercato, mentre gli scaffali eruttavano sconti e radiazioni.
28 – Tutti possono tornare e nessuno, nemmeno 24, può permettersi di crepare nel mezzo di una fusione aziendale. Sapevate che il cervello può visualizzare la propria ontologia e l'ontologia della realtà intorno nonché di quella interiore, se ci si spara sufficiente Tempesta? Non dovevo dirlo... Qualcuno diminuisca l'erogazione! Non mi tradirete, vero? Io non c’entro nulla, la colpa è della Tempesta. No, non della Tempesta! Cazzo, di nuovo! Mi pento, fortissimamente mi pento.
29 – Conosco 24. Sapere che morirà due e forse tre e forse quattro volte mi riempie di gioia. Quello stronzo figlio di puttana si è scopato tre delle mie sette mogli e senza nemmeno avere la decenza di sposarle, dopo! Le troie mi hanno tradito per una dose di voi sapete cosa. Ero uscito, avevo un appuntamento con il fornitore... le mie mogli sono poco pazienti. Però sto bene, mi sento come se fossi appena nato e 24 fosse una parte del mio spirito appena liberato cioè incatenato e vomitato dal buco del culo del Signore della Vita. Lode al Signore di Tutte le Cose! Della sporcizia come della medicina, dello champagne come della gazzosa. Lode a Lui e lode alla sauna che mi procura onesti orgasmi senza eiaculazioni o magari orgasmi accompagnati da eiaculazioni di cui non mi accorgo ma che ci sono e che mi fanno sentire meglio e che rendono il pavimento di questa stanza una banchisa sulla quale i nostri piedi scivolano come lingue di puttane sperma-dipendenti. Portatemi 24! Devo ucciderlo almeno una volta. Sono grato al Signore della Merda per il suo ritorno! Che la nuova morte di 24 sia più dolorosa e che la morte successiva sia l'anticamera di un ritorno ancora più atroce.
30 – Ieri mattina, in preda alla malinconia e allo sconforto per le recenti notizie sullo stato di crisi economica in cui versa il Vimercate Calcio, ho inventato un ballo, l'ho chiamato “L'allegra pisciata del bidone traboccante”. Vi faccio vedere come si fa. Un salto verso destra, uno verso sinistra. Di nuovo: un salto verso destra e un salto verso sinistra. Ora il terzo movimento. Via!
26 – Riporteranno indietro anche 30, la sua testa si è appena infranta contro una mattonella e il suo sangue si sta mischiando allo sperma e presto, temo, schiferemo la marmellata di fragole.
29 – Aiutami, 26: quali sono le tasse da pagare quando si è morti? Ci sono esenzioni? Morire nel mentre di una fusione aziendale intenerisce il fisco? 30 si sta dissanguando, fategli spazio.
27 – L'hanno trovata così, con la tessera-punti bucata e corrosa stretta nella mano. Pezzi di plastica verde nella testa e una faccia completamente scarnificata, con grumi di voi sapete cosa appollaiati nella scatola cranica, tra il cervello e l'osso. Mia moglie era morta e avrei tanto voluto che fosse stata ingaggiata dalla nostra azienda. Ora potrei stuprarla ancora e dirle che mi dispiace, che sarei dovuto andare a prenderla per aiutarla a portare a casa le buste della spesa.
26 – 29, perché non esegui “L'allegra pisciata del bidone traboccante”? Avresti una parte della risposta. In seguito, potresti sperimentare tutte le altre morti possibili e prendere appunti. Dopo ogni resurrezione avresti un resoconto sempre più dettagliato del rapporto tra i vari tipi di morte considerati dal nostro contratto di lavoro e i relativi oneri fiscali. Altrimenti, più semplicemente, potresti comprare una copia del tuo contratto. Sei abbastanza ricco? Oppure paghi le tasse?
28 – Il pavimento si sta sciogliendo! Sto sprofondando nei miei stessi peccati! Basta, non posso più ritenermi degno della Tempesta e della nostra azienda che, misericordiosa, mi rifornisce di tutto ciò di cui ho bisogno, cioè di nulla. Devo uscire, devo scomparire, rinascere, devo girare l'angolo e raggiungere la discarica di rifiuti più vicina. Sì, è ciò di cui io e i ricordi delle mie mogli defunte abbiamo bisogno. Vi serve nulla? Sono a vostra disposizione, lasciate che vi aiuti, amici.
26 – Non capisco.
27 – Sono già in un supermercato, incontriamoci alla cassa.
29 – Sparisci dalla mia vista.
La quinta parte, fatta da Logos, qui.
27 – Avevo una libellula nel naso, quando mi sono accorto che avevo dimenticato l'insufflatore nel culo e la prima moglie di sei all’ipermercato, mentre gli scaffali eruttavano sconti e radiazioni.
28 – Tutti possono tornare e nessuno, nemmeno 24, può permettersi di crepare nel mezzo di una fusione aziendale. Sapevate che il cervello può visualizzare la propria ontologia e l'ontologia della realtà intorno nonché di quella interiore, se ci si spara sufficiente Tempesta? Non dovevo dirlo... Qualcuno diminuisca l'erogazione! Non mi tradirete, vero? Io non c’entro nulla, la colpa è della Tempesta. No, non della Tempesta! Cazzo, di nuovo! Mi pento, fortissimamente mi pento.
29 – Conosco 24. Sapere che morirà due e forse tre e forse quattro volte mi riempie di gioia. Quello stronzo figlio di puttana si è scopato tre delle mie sette mogli e senza nemmeno avere la decenza di sposarle, dopo! Le troie mi hanno tradito per una dose di voi sapete cosa. Ero uscito, avevo un appuntamento con il fornitore... le mie mogli sono poco pazienti. Però sto bene, mi sento come se fossi appena nato e 24 fosse una parte del mio spirito appena liberato cioè incatenato e vomitato dal buco del culo del Signore della Vita. Lode al Signore di Tutte le Cose! Della sporcizia come della medicina, dello champagne come della gazzosa. Lode a Lui e lode alla sauna che mi procura onesti orgasmi senza eiaculazioni o magari orgasmi accompagnati da eiaculazioni di cui non mi accorgo ma che ci sono e che mi fanno sentire meglio e che rendono il pavimento di questa stanza una banchisa sulla quale i nostri piedi scivolano come lingue di puttane sperma-dipendenti. Portatemi 24! Devo ucciderlo almeno una volta. Sono grato al Signore della Merda per il suo ritorno! Che la nuova morte di 24 sia più dolorosa e che la morte successiva sia l'anticamera di un ritorno ancora più atroce.
30 – Ieri mattina, in preda alla malinconia e allo sconforto per le recenti notizie sullo stato di crisi economica in cui versa il Vimercate Calcio, ho inventato un ballo, l'ho chiamato “L'allegra pisciata del bidone traboccante”. Vi faccio vedere come si fa. Un salto verso destra, uno verso sinistra. Di nuovo: un salto verso destra e un salto verso sinistra. Ora il terzo movimento. Via!
26 – Riporteranno indietro anche 30, la sua testa si è appena infranta contro una mattonella e il suo sangue si sta mischiando allo sperma e presto, temo, schiferemo la marmellata di fragole.
29 – Aiutami, 26: quali sono le tasse da pagare quando si è morti? Ci sono esenzioni? Morire nel mentre di una fusione aziendale intenerisce il fisco? 30 si sta dissanguando, fategli spazio.
27 – L'hanno trovata così, con la tessera-punti bucata e corrosa stretta nella mano. Pezzi di plastica verde nella testa e una faccia completamente scarnificata, con grumi di voi sapete cosa appollaiati nella scatola cranica, tra il cervello e l'osso. Mia moglie era morta e avrei tanto voluto che fosse stata ingaggiata dalla nostra azienda. Ora potrei stuprarla ancora e dirle che mi dispiace, che sarei dovuto andare a prenderla per aiutarla a portare a casa le buste della spesa.
26 – 29, perché non esegui “L'allegra pisciata del bidone traboccante”? Avresti una parte della risposta. In seguito, potresti sperimentare tutte le altre morti possibili e prendere appunti. Dopo ogni resurrezione avresti un resoconto sempre più dettagliato del rapporto tra i vari tipi di morte considerati dal nostro contratto di lavoro e i relativi oneri fiscali. Altrimenti, più semplicemente, potresti comprare una copia del tuo contratto. Sei abbastanza ricco? Oppure paghi le tasse?
28 – Il pavimento si sta sciogliendo! Sto sprofondando nei miei stessi peccati! Basta, non posso più ritenermi degno della Tempesta e della nostra azienda che, misericordiosa, mi rifornisce di tutto ciò di cui ho bisogno, cioè di nulla. Devo uscire, devo scomparire, rinascere, devo girare l'angolo e raggiungere la discarica di rifiuti più vicina. Sì, è ciò di cui io e i ricordi delle mie mogli defunte abbiamo bisogno. Vi serve nulla? Sono a vostra disposizione, lasciate che vi aiuti, amici.
26 – Non capisco.
27 – Sono già in un supermercato, incontriamoci alla cassa.
29 – Sparisci dalla mia vista.
La quinta parte, fatta da Logos, qui.
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La Sauna dei Cinque
La Sauna dei Cinque - IV
16 – Vorresti comprare una squadra di calcio?
18 – Cosa ci guadagno? Di che squadra stiamo parlando?
19 – A una domanda non si risponde con un'altra domanda.
16 – Allora, cosa rispondi? Vorresti o no comprare una squadra di calcio?
18 – Dipende. Prima rispondi alla mia domanda.
17 – Ieri, finalmente, io e le mie cinque mogli abbiamo ricevuto il nostro primo insufflatore anale.
20 – Vi siete insufflati? Bastardi fortunati; il mio, ‘fanculo, non è ancora stato spedito. Stronzi!
17 – Ci siamo divertiti come pazzi, voglio rifarlo. La mia terza moglie, Caterina, è persino morta.
18 – Dimmi almeno di che squadra si tratta. Spero non sia uno di quei club pieni di stranieri, odio gli extrasolari, soprattutto i pancraziani; ma dove aveva la testa Dio, quando ha creato la realtà?
19 – Nel cesso, vomitava il logos dopo la creazione degli Esadimensionali. Mi sentirei di merda pure io se creassi una specie il cui organo sessuale maschile eiacula in sei dimensioni diverse. Sei torte alla crema con una sola sborrata, io una roba simile a malapena riesco a immaginarla.
16 – Vimercate.
18 – Mai sentita.
19 – 18, ma dove vivi? Le azioni del Vimercate sono schizzate dopo la partita contro la Roma di due settimane fa. Bisogna comprare, comprare, comprare. Cavalcare la troia finché è calda.
17 – Non pensavo che l’insufflazione anale potesse uccidere. Caterina, comunque, è morta felice. Stamattina, al nostro risveglio, abbiamo trovato il cadavere seppellito sotto chili di merda rosa, vomito Arbre Magique e cristalli di tu sai cosa. Il cadavere, però, quando l'abbiamo recuperato, sorrideva, sulle labbra c'erano dei grumi di felicità. Non ho resistito e ho leccato...
19 – Ma se durante la creazione degli Esadimensionali Dio ha vomitato, non vorrà forse dire che il nostro Dio, il nostro unico Dio, ha meno di sei cazzi? Scusatemi, devo fare una telefonata.
18 – 16, non sarai mica tu l'attuale proprietario del Vimercate? Leggo che le azioni della squadra sono più basse del culo di una vecchia. Il Vimercate, la squadra rivelazione, sta colando a picco!
20 – L'insufflazione anale è il modo migliore per assumerlo e sperimentare la catabasi. Non dovete fare altro che acquistare il kit, aprirlo e seguire le istruzioni stampate sul retro della scatola. Oppure, se siete pigri, potete chiedere alla ditta che costruisce il kit di mandare a casa vostra un tecnico che vi lubrificherà lo sfintere e lo riempirà di estasi e dimenticanza, di tutto.
La terza parte, fatta da Logos, qui.
18 – Cosa ci guadagno? Di che squadra stiamo parlando?
19 – A una domanda non si risponde con un'altra domanda.
16 – Allora, cosa rispondi? Vorresti o no comprare una squadra di calcio?
18 – Dipende. Prima rispondi alla mia domanda.
17 – Ieri, finalmente, io e le mie cinque mogli abbiamo ricevuto il nostro primo insufflatore anale.
20 – Vi siete insufflati? Bastardi fortunati; il mio, ‘fanculo, non è ancora stato spedito. Stronzi!
17 – Ci siamo divertiti come pazzi, voglio rifarlo. La mia terza moglie, Caterina, è persino morta.
18 – Dimmi almeno di che squadra si tratta. Spero non sia uno di quei club pieni di stranieri, odio gli extrasolari, soprattutto i pancraziani; ma dove aveva la testa Dio, quando ha creato la realtà?
19 – Nel cesso, vomitava il logos dopo la creazione degli Esadimensionali. Mi sentirei di merda pure io se creassi una specie il cui organo sessuale maschile eiacula in sei dimensioni diverse. Sei torte alla crema con una sola sborrata, io una roba simile a malapena riesco a immaginarla.
16 – Vimercate.
18 – Mai sentita.
19 – 18, ma dove vivi? Le azioni del Vimercate sono schizzate dopo la partita contro la Roma di due settimane fa. Bisogna comprare, comprare, comprare. Cavalcare la troia finché è calda.
17 – Non pensavo che l’insufflazione anale potesse uccidere. Caterina, comunque, è morta felice. Stamattina, al nostro risveglio, abbiamo trovato il cadavere seppellito sotto chili di merda rosa, vomito Arbre Magique e cristalli di tu sai cosa. Il cadavere, però, quando l'abbiamo recuperato, sorrideva, sulle labbra c'erano dei grumi di felicità. Non ho resistito e ho leccato...
19 – Ma se durante la creazione degli Esadimensionali Dio ha vomitato, non vorrà forse dire che il nostro Dio, il nostro unico Dio, ha meno di sei cazzi? Scusatemi, devo fare una telefonata.
18 – 16, non sarai mica tu l'attuale proprietario del Vimercate? Leggo che le azioni della squadra sono più basse del culo di una vecchia. Il Vimercate, la squadra rivelazione, sta colando a picco!
20 – L'insufflazione anale è il modo migliore per assumerlo e sperimentare la catabasi. Non dovete fare altro che acquistare il kit, aprirlo e seguire le istruzioni stampate sul retro della scatola. Oppure, se siete pigri, potete chiedere alla ditta che costruisce il kit di mandare a casa vostra un tecnico che vi lubrificherà lo sfintere e lo riempirà di estasi e dimenticanza, di tutto.
La terza parte, fatta da Logos, qui.
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La Sauna dei Cinque
La Sauna dei Cinque – II
6 – Ho l'impressione che la sporcizia sotto le mie unghie stia prendendo vita. Ti è mai successo?
7 – Io mi lavo, a differenza tua.
8 – Il mese scorso è successo anche a me. Niente di vero, comunque. 7... 6 ti sta prendendo in giro.
6 – È tutto vero, invece. La nostra società è vera, i nostri guadagni sono veri. L'inferno non esiste.
9 – Di che state parlando?
10 – Lascia perdere. Ne hanno inalata troppa, hanno il cervello fottuto, in tilt. Dovreste ripulirvi, non la passerete sempre liscia. Quando il capo sarò io, carissimi colleghi, le regole cambieranno.
8 – Non succederà.
10 – Davvero? Chi ha piazzato quei titoli considerati impossibili da piazzare, la settimana scorsa?
6 – Guarda: sembra un verme ricoperto di carbone. Nero come quella negra che mi sono fatto ieri.
7 – Quella è merda. Lavati, cane. Piuttosto: 10, io, a differenza loro, credo che il posto sarà tuo.
9 – Il film è terminato. Non mi è piaciuto, ho preferito il precedente: Fottere con la croce nel culo.
10 – Vuoi sapere il nome dei titoli che ho piazzato? Come fai a non ricordarli? Sono circolati come allegato delle nostre email per due settimane! Dio, spero starai più attento, quando lavorerai per me.
9 – Ecco un culo sotto il quale vorrei stare. Perdonami, 10, non ti offendere, ma il tuo non mi piace.
10 – Andate a fare in culo.
9 – Perché stare dentro, quando puoi stare allo stesso tempo fuori e dentro?
10 – Come?
9 – Tra le chiappe, ovvio! È come stare sotto una veranda mentre piove: ti godi la pioggia ma non ti bagni.
8 – Che ti sta succedendo, 6? Sei pallido come il culo di un bambino cresciuto in una fottuta grotta.
10 – 34, il nostro vicepresidente, si è personalmente congratulato con me, elogiando sia il mio fiuto sia il programma che il mio amichetto studente universitario pezzente ha confezionato per le mie transazioni. Ovviamente, come si conviene a un esponente della nostra società, non ho rivelato i nomi delle mie fonti, né tanto meno in quale università o galassia studia il mio schiavetto tuttologo.
7 – Bella merda.
10 – Non mi sembra, e comunque ci sono modi e modi di criticare il prossimo, 7.
8 – Non parlava di te, qui non si parla solo di te. Nel caso non l'avessi capito – ma l'hai capito, è che non te ne frega un cazzo di niente e nessuno – l'argomento del giorno sono i vermi sotto le unghie.
La prima parte, fatta da Logos, qui.
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La Sauna dei Cinque
La città è il corpo
Strade. Pullulano di carne, metallo e ricordi. Le strade di una città morta. Di una città nuova.
Cammino in questa strada. E il metallo. E la vita. Tutto è fetido. L’aria, irrespirabile. Ma non posso farne a meno. I cavi non sono dappertutto, solo sui marciapiedi. Le strade sono tappezzate di asfalto e metallo. Mi sento mercurio stanco di essere inevitabile. Mi perdo.
Il caos è recrudescente.
Prostitute ovunque. Sembra una città di prostitute. Magari è l’orario. Ci sono già stato, qui; le conosco queste strade. In che ordine le ho visitate? Non le ho mai visitate. Non so. L’aria puzza di cane. Ma è un odore strano, che mi mette in imbarazzo. Immagino un frullatore che stupra una cagna in calore. La tecnologia è umida. Uova e cristalli. Un sogno antico, di un miliardo di anni fa. Una melassa lontana di pensieri, di bruschi ritorni di coscienza e di aeroporti chiusi. Un vecchio mi chiede: – Ehi, perchè non ridi? Noi siamo tutto!
Strade. Ho dimenticato la mia... Che la rivelazione finale sia giunta? Ma no, cosa dico.
Penso che le trombe abbiano steccato e che i muri abbiano retto, nonostante la neve.
Questa strada sembra infinita. Io... quella coppia... l’ho già vista. Le insegne dei negozi sono spente, però alcune sentono la mancanza dei lucchetti aperti e quindi singhiozzano. Piange persino il cemento. Centinaia, no, di più... migliaia di minuscole, invisibili apocalissi per ogni angolo di senso. E io non ricordo nulla... a parte ciò che avevo dimenticato.
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I cancelli di Kheb
Espulsione apparente
Il mondo che non era un mondo si spacca e la biologia si estingue come una parola schiacciata da una tirannia semantica. Nuovi mondi che non diventeranno mondi nasceranno e si moltiplicheranno, fino alla prossima epurazione. Fiotti di materia che non c'era inondano fantasie di ogni tipo, anche quelle che non distinguono tra magia e tecnologia. Il bardo, intanto, è solo, le sue canzoni non si sentono, schiacciate dal rumore della città spezzata. Un mattone colpisce la testa del bardo, il bardo muore. Qualcuno ha sentito l'ultima nota: non la dimenticherà. La coscienza si espande. Le astronavi lasciano il pianeta ma non vanno al di là dell'urlo di morte del mondo che non era un mondo. Geometrie di nulla bruciano atmosfera e satelliti, contaminando di radiazioni aliene l'aria. Il cadavere del bardo ha un sussulto. Un cane con dodici gambe esplode – dodici persone muoiono. La testa del cane vive ancora e cammina su zampe-orecchie. Il cane si ferma, vomita e la chiazza di vomito ha le sembianze del bardo morto. Nella pozzanghera fetida, il riflesso liquido di astronavi di luce gialla vittime di un decollo inutile.
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Non-R
V
Sebbene non abbia un dentro e un fuori, il Miwi è visibile tanto dall’esterno quanto dall’interno. Il Miwi ha la forma di un cubo ed è insieme parte, tutto e niente, come un riflesso di un riflesso proiettato olograficamente nel passato. Il Miwi è statico e dinamico, ma l’occhio umano lo percepisce come una gelatina fluttuante. Il Miwi è anche questo, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Il cubo è, è stato e sarà un mazzo di fiori carnivori, un'automobile con ruote di ghiaccio, un intestino foderato di velluto. Attraverso la biologia, il cubo, cioè il Miwi, sembra combattere per un senso. La realtà delle cose è un intrico senza inizio e senza fine fatto di vomiti cerebrali autolegittimati. Il cervello dice che il cervello è l'unico organo abilitato a interpretare la realtà. Mentre illudiamo noi stessi della mobilità del cubo, ergendoci a origine del vero e del falso, della materia e del sogno, universi guasti traboccano dalle falle dell'ermeneutica. Il cubo esiste. Il cubo non esiste. Il movimento del Miwi, quindi anche della realtà delle e nelle cose, è un non-movimento. Tutto è fermo e vivo e morto – mai stato. Le nuvole sono anche nel Nulla. Ma poiché appartengono agli occhi – dentro i quali si addensano, viaggiano e piangono – se sono nel Nulla mentono.
IV
Cercando se stesso, il decrittatore di mondi trovò un senso e si perse.
L'orientamento è l'illusione dell'orientamento e il pensiero che si nega, invece, è un cantastorie muto che addenta la Luna e dimentica i volti di architetti mai conosciuti. Visto dal basso, il Miwi è un serpente morto che depone uova infinite perché il tempo l'ha tradito e la cui pelle, inodore come un algoritmo, vive al di sopra del fondale limaccioso dell'esserci. Assecondando il bene e il male, l'oscillazione infinita si innesca e tutto esplode secondo mappe concentriche. Le piazze cittadine sono soltanto una delle infinite forme dell'Uno. Vedere un cerchio e diventare un quadrato; vedere un triangolo e diventare–
L'esserci non è una forma, ma una ricerca impossibile di simulacri, coscienti e non, che riflettono schegge non umane dell'Uno, del Miwi e dello Spazio di Intersezione. Il Miwi non conosce né caos né rivoluzione.
L'esserci non è una forma, ma una ricerca impossibile di simulacri, coscienti e non, che riflettono schegge non umane dell'Uno, del Miwi e dello Spazio di Intersezione. Il Miwi non conosce né caos né rivoluzione.
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III
La politica dell'anima, cioè la divisione del bene dal male, è un'ombra dell'esserci. Nel regno matematizzato dell'elettricità, il bene e il male sembrano tali solo quando l'ombra si colora di senso. L'unica luce in grado di svelare il bene e il male e quindi di svuotare bene e male di senso è una luce che non vive nelle sinapsi, ma nello Spazio di Intersezione, nella porzione di realtà che rifiuta tempo, vita e morte. Quando il bene prevarica sul male, il nulla prevale. Allo stesso modo, il nulla prevale anche quando il male prevarica sul bene. L'essenza dello Spazio di Intersezione è nelle zone di esclusione che uniscono e dividono le pendici del Miwi e le propaggini virulente dell'umano, della realtà dentro la realtà. Erigersi a forza del male oppure a forza del bene è compiere il volere del nulla. Ma poiché il nulla, sebbene tangibile, non ha volere – a differenza del Nulla, il cui movimento, però, è olografico – scegliere da che parte stare equivale a scegliere in quale angolo di una stanza buia rannicchiarsi. Non ci sono porte né finestre, in questa stanza. Il contatto con l'esterno è dato dall'elisione di se stessi da tutto ciò che, in quanto elettrico, nel nulla ritorna e dal Nulla prescinde.
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II
Un deserto di marmo e sale. Il terreno è bianco e freddo e riflette un'immagine fissa. Oltre il tempo, non c'è vita: tutto è statico, dove la mente non vede. Gli occhi sono fatti di sabbia e sono costretti a ignorare statue prive di spessore che, forse, desiderano sottomettersi al tempo.
Laddove il Miwi perde se stesso – nella matematica – la coscienza è immersa nel tempo, in esso nasce, respira e muore, per poi ricominciare altrove, magari dove passato e futuro non esistono.
Se la carne non respira, il tempo diviene un silenzio gravido di fantasie. Per scavare nel muro che separa e unisce ciò che si trova oltre lo Spazio di Intersezione e la biologia, la coscienza deve ingoiare i minuti che le restano. Quando il cieco si ferisce con la stessa arma che lo tiene imprigionato, recidendo, così, i fili che lo rendono libero, l'occhio del Miwi si spalanca, ma solo per un istante. Sufficiente, comunque, perché la follia di un attimo vomiti pantomime di senso.
Vero e falso sono argini liquidi di un fiume intriso di spirito e carne, la cui origine, il Miwi, genera il tempo e condanna la realtà a morire per sempre, cioè mai, in una foresta di carogne, linfa e orologi fermi.
Laddove il Miwi perde se stesso – nella matematica – la coscienza è immersa nel tempo, in esso nasce, respira e muore, per poi ricominciare altrove, magari dove passato e futuro non esistono.
Se la carne non respira, il tempo diviene un silenzio gravido di fantasie. Per scavare nel muro che separa e unisce ciò che si trova oltre lo Spazio di Intersezione e la biologia, la coscienza deve ingoiare i minuti che le restano. Quando il cieco si ferisce con la stessa arma che lo tiene imprigionato, recidendo, così, i fili che lo rendono libero, l'occhio del Miwi si spalanca, ma solo per un istante. Sufficiente, comunque, perché la follia di un attimo vomiti pantomime di senso.
Vero e falso sono argini liquidi di un fiume intriso di spirito e carne, la cui origine, il Miwi, genera il tempo e condanna la realtà a morire per sempre, cioè mai, in una foresta di carogne, linfa e orologi fermi.
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I
Ogni cosa tende all’Uno. La carne come lo spirito, il bene come il male. Pensiero e movimento sono l’uno la declinazione dell’altro.
Dove ogni cosa incrocia se stessa, brilla di oscurità un seme dalle infinite gemmazioni non temporali. Bene e male rappresentano gli estremi adimensionali di un laccio troppo stretto.
Il destino di una persona giace in due luoghi contemporaneamente: una parte si trova dentro lo Spazio di Intersezione, l’altra nel tempo. Tuttavia, poiché la parte nel tempo è frammentata, anche la prima lo diventa. Trovarsi nell’Uno non significa essere l’Uno.
Fuori del tempo, le figure sono incapaci di sognare. Il pensiero, così come il sogno, è quindi un effetto collaterale necessario. Senza di esso, tornare all’Uno sarebbe arduo, forse impossibile. Ma il pensamento è solo l'inizio della redenzione. Una realtà di schegge non potrebbe diventare Uno senza l’intervento di una forza che nell’Uno trova la sua origine e la sua fine. Il Miwi è questa variabile. Il Miwi è la realtà fuori del tempo, il pugnale che tiene insieme i fili contraddittori della realtà.
Dove ogni cosa incrocia se stessa, brilla di oscurità un seme dalle infinite gemmazioni non temporali. Bene e male rappresentano gli estremi adimensionali di un laccio troppo stretto.
Il destino di una persona giace in due luoghi contemporaneamente: una parte si trova dentro lo Spazio di Intersezione, l’altra nel tempo. Tuttavia, poiché la parte nel tempo è frammentata, anche la prima lo diventa. Trovarsi nell’Uno non significa essere l’Uno.
Fuori del tempo, le figure sono incapaci di sognare. Il pensiero, così come il sogno, è quindi un effetto collaterale necessario. Senza di esso, tornare all’Uno sarebbe arduo, forse impossibile. Ma il pensamento è solo l'inizio della redenzione. Una realtà di schegge non potrebbe diventare Uno senza l’intervento di una forza che nell’Uno trova la sua origine e la sua fine. Il Miwi è questa variabile. Il Miwi è la realtà fuori del tempo, il pugnale che tiene insieme i fili contraddittori della realtà.
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La formula
Ho inventato una formula. Alchemica? Chimica? Entrambe le cose. Oppure, forse, nessuna delle due. Chiamiatela pure magia, datele il nome che vi pare.
La formula che ho inventato è un misto di casualità e programmazione capace di fondere gli universi. I macchinari che possiedo non possono misurare i risultati delle sperimentazioni, sono come ciechi. Quello che vi racconto, quindi, è un insieme di soggettività e parole scritte... non da me.
Mi sento in colpa, ma non troppo. Da quando gli universi si sono mescolati, non ho paura di smettere il camice e lasciare che le sensazioni guidino il mio giudizio.
La formula funziona.
Non ho prove da mostrarvi, lo so e basta. Non tutti quelli che in questo momento mi stanno leggendo mi credono. Alcuni, tuttavia, annuiscono. Bene.
Che la formula funziona, non solo lo sento, ma lo subisco: questa "verità" mi investe come una scarica elettrica. Anche io, come voi, ho scoperto quello che mi è successo leggendo questo biglietto di carta. Una parte della storia, comunque. Il resto lo sto vivendo di persona. Ho trovato il biglietto come l’avete trovato tutti voi, sotto il mio cadavere. Era o non era il mio cadavere? Mi sento vivo e morto allo stesso tempo. Il messaggio potrebbe non averlo scritto l'altro me ora morto, ma un ulteriore altro “me”, vivo, proveniente da chissà quale universo.
Ho scavato tutta notte, poi, aperta la cassa e rivoltato il cadavere, ho trovato il biglietto. Il messaggio iniziava così: “Ho inventato una formula. Alchemica? Chimica? Entrambe...”. Le ultime parole, invece, le ultime due parole del messaggio erano “buona” e “fortuna”. A tutti voi, buona fortuna.
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I cancelli di Kheb
Demetri
La Mantide di Luce si avvicina all'astronauta. L’uomo si chiama Demetri e il suo cervello è un caos di epifanie illeggibili. Mentre la Mantide si posa sull'asteroide, Demetri dimentica il proprio nome e porta la mano destra al casco. Poi, attraverso un pulsante, aumenta fino al massimo l'esposizione alla luce. Tutto diventa bianco. Gli occhi della Mantide, ora, sono a poche decine di centimetri dal casco di Demetri, il quale, dimentico della propria identità, immagina di stringere tra le dita paure, desideri e pensieri e di gettarli negli occhi notturni della creatura di luce. La testa di Dimitri è vuota e la Mantide è sparita. Lo spazio e le stelle sono tornati visibili e sono quelli di sempre, mentre la superficie dell'asteroide è ricoperta da uno strato di frattali bianchi a cinque dimensioni. Dimitri imbocca un sentiero che attraversa sinuoso l’orto geometrico. Dopo una serie di curve, dislivelli e affioramenti rocciosi, si imbatte nel cadavere smembrato di una mantide gigante. Una delle zampe anteriori della bestia giace accanto a una parola iscritta nel terreno frattale. Demetri legge più e più volte l'iscrizione, ma quella parola, "Demetri", non sa proprio cosa significhi.
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I cancelli di Kheb
Luce ferente
Stai dimenticando la forma del Buio. La notte ha perso colore, profumo e densità – possanza. Ti sentivi bene, quando ne trapassavi le spire. Quanto tempo fa? Nel momento in cui ne perforavi l'ombra, anni, secoli... millenni fa – vite fa! – sapevi che niente poteva fargli realmente del male, che il dolore che il Buio sembrava provare era uno scherzo degli occhi, dei tuoi e di chi ti moriva intorno. Adesso, invece, ogni volta che lo ferisci oppure minacci, lui non dice niente, si comporta come i morti che culla. Vorresti sentirla di nuovo, la notte, vorresti che sorridesse ancora. Il Buio sta forse soffrendo? Come potrebbe? Non può! E allora perché– Perché non parla? Raccontami, potresti dirgli. Già fatto, eh? Non ha risposto. Ovvio. Non saresti qui, altrimenti. Se non puoi sentirlo, allora il problema non riguarda lui, ma te. C’è troppa Luce, nei tuoi pensieri, troppa vita tra le particelle. Non puoi spegnerla da un momento all'altro, la Luce. Devi sovraccaricarne l'entusiasmo, provocare una reazione che la faccia esplodere, che la spinga oltre i confini del Nulla Senziente. Una volta innescata, la supernova investirà Tutto. Trova un posto sicuro, anzi, un posto che non senti sicuro – è lo stesso – e restaci. Siediti a terra e guarda le stelle morte mentre non fingono più di coccolare la notte.
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I cancelli di Kheb
Cinquecentonovantotto
Mentre dimenticherai l’odore dei fossili, gli infiniti stadi del non-essere acquisteranno un senso nuovo. Tutto ciò che adesso è incomprensibile, d'un tratto diventerà limpido. I futuri che non hai mai scritto sporcheranno di seppia l’attimo immortale che tiene insieme i granelli della memoria. Distruggerai per non confonderti. Quale la tecnica migliore per spegnere un incendio gelido? Quali sono i pulsanti da premere? Quale, soprattutto, la giusta frequenza? Mentre il disegno oscuro di entità senza nome e senza volto sconquasserà le viscere della tua dimensione preferita, un uomo chiamato Terrore accenderà un fuoco in un angolo del tuo cervello, si siederà a terra e comincerà a fumare i tuoi pensieri. Quando ti accorgerai di lui, sarà troppo tardi. Non temere, quando accadrà. Le cose saranno come sono sempre state. Il tuo modo di vederle, però, cambierà. Scivolerai come energia incerta tra i cunicoli non locali di una dimensione buia ma eccitante. A questa dimensione potrai dare un nome oppure no: non avrà importanza. Sarà lei a fluire dentro di te, non viceversa. Attorno al focolare, l’uomo chiamato Terrore ti racconterà una storia triste, ma tu riderai. Lui, poi, dopo l'epilogo, farà lo stesso. Nessuno di voi capirà il motivo.
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Serpeleonte
Non sta respirando. Però sembra che respiri, quando si appiccica e quando esce. La connessione non è nel cervello. Intrappolati dentro coscienze calde quanto incorporee, moriamo infinite volte. Cerchio. Collegamento, separazione: inspirazione, espirazione. La sensazione è che il fluido vitale abbia perso vigore, che la psiche soffochi. Infine si muore, ma il problema è che il finale che noi tutti crediamo di conoscere, quello Vero, quello che pensiamo essere quello vero ma che sentiamo debole, non è che l’inizio di una nuova morte. La connessione uccide dall’esterno. È riflettendo sul non valore delle cose che ci accorgiamo di quanto la connessione sia una macchinazione. Abbiamo ragione a darci torto, anche quando un osso spezzato assomiglia a una cura. La redenzione non è nell'asportazione chirurgica dell'osso, ma nella sua autosottrazione: l'osso deve sottrarsi da sé. Come all'inizio di una nuova fine, una qualsiasi. Un qualunque niente. Niente, appunto.
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La sconfitta di Malastor
Nonostante la nostra colonia sia spacciata, il cannone bioenergetico è ancora in funzione. Dall’altra parte della barricata stellare, i danni sono ingenti – a ogni nostro colpo corrisponde l’affondamento di una fregata – ma insufficienti per legittimare la prosecuzione del conflitto. I nostri artiglieri sono stanchi di alimentare il cannone con il combustibile naturale: non ne sopportano più il fetore. Il sindacato che li rappresenta dice che gli effetti collaterali dovuti all’inalazione del biocarburante non sono più giustificati – la guerra è persa, ormai. Perché continuare? “Non sono schiavi”, ha detto il sindacato, “sono persone!” “Alcuni di noi”, ha poi dichiarato pubblicamente uno dei cannonieri, “vogliono emigrare in un altro sistema planetario, altri, i più nostalgici, vogliono tornare sulla Terra e morire di cancro, come si faceva una volta”. Il governo non desiste: vuole che il popolo rimedi una figura di merda galattica, una di quelle che qualunque enciclopedia ricorderà con una voce apposita. Comunque, la colonia nemica non vuole la distruzione totale. Tutti sanno che cercherà di preservare il biocannone e il suo carburante. Ma non hanno di che preoccuparsi, i nostri nemici. Salvo estinzione, il merdarburante erutterà dai culi dei Coprolodon come minimo per altri mille anni.
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Si chiama Ninja
Ehi, dico, infila uno stronzo nella bocca del cadavere razzista. È già tappata, dice Bigio, è piena di ossa e denti e muscoli spappolati. E io rispondo: fagliene un’altra. Dove? Dove ti pare, rispondo. Decidi tu, dice Bigio. Io, dico, una bocca a questo cadavere razzista figlio di una puttana ciucciacazzi gliela farei sul cucuzzolo della testa. Perché lì? Dice Bigio. Perché, rispondo, quando lo sporco cadavere razzista ci guarderà di nuovo con occhi pieni di razzismo noi lo riempiremo di calci nello stomaco. E allora? Chiede Bigio. Il cadavere razzista, dico, vomiterà, ma il vomito rimarrà dentro perché sia la vecchia bocca che quella nuova saranno sigillate dalla merda: soffocherà da morto. Mi hai convinto, dice Bigio, ma come devo tirarlo, il calcio? Con la punta del piede, perché dobbiamo prima spaccare la calotta cranica e poi usare le mani per staccare tanti pezzi di calotta cranica quanti ne serviranno per fare una bocca. Sporco cadavere razzista, hai offeso le nostre origini geografiche: puah. Tra parentesi, da morto sei più bello. E se per aprire la bocca usassimo la mascella del morto? Chiede Bigio. Voglio darla in pasto a Ninja, dico, è un'ora che sbava. Bella idea, però.
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Michele Badnight
Un mese fa, qualcuno ha trafugato il cadavere di Michele Badnight, il noto presentatore. Mia nonna lo adorava. E infatti, quando è successo, mia nonna ha pianto. Mia nonna è agli arresti domiciliari, ora. La TV diceva che il cadavere di Michele Badnight era stato trafugato da una banda di ricattatori privi della benchè minima pietà verso i defunti. Circa due settimane fa, la moglie di Michele Badnight ha detto che avrebbe ricoperto di gettoni d'oro chiunque avesse fornito informazioni utili al ritrovamento del corpo di suo marito. Il giorno dopo questo annuncio, però, il corpo è stato ritrovato. Hanno arrestato mia nonna e alcune sue amiche. Ultimamente, mia nonna era sempre fuori casa. Diceva che lei e le sue amiche avevano fondato un circolo culturale. Durante gli incontri, ciascuna di loro raccontava un'esperienza passata che riteneva degna di nota. Poi ne discutevano. Invece, come risulta dalle indagini delle forze dell’ordine, mia nonna e le sue amiche hanno trafugato e poi riempito di carne di porco il cadavere di Michele Badnight, il loro idolo televisivo. Quindi, dopo averlo rinforzato con un'anima di ferro, a turno hanno cominciato a penetrarsi con il fallo del cadavere. Ogni giorno, alle 18,30, davanti a una TV accesa.
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Killer Cow
Nascosta dietro a un cespuglio, la Mucca Killer aspetta l'arrivo di pullman ricolmi di vecchietti oppure di operai o di studenti delle superiori. La Mucca Killer ha dita, gomiti e pollici opponibili. Qualcuno dice che sia nata in laboratorio. Conosco una strega convinta dell'esistenza della Madre di Tutte le Mucche Killer. Questa strega dice che la Madre di Tutte le Mucche Killer non è poi tanto male, che non è una pazza omicida. La Mucca Killer che tutti conosciamo, quella che ci sembra di scorgere ai bordi di un'autostrada mentre viaggiamo di notte, uccide per bere il sangue delle vittime – è tipo una mucca vampiro. La Mucca Killer avrebbe una madre per niente malvagia, che bruca e partorisce. La Madre di Tutte le Mucche Killer ne partorisce una al mese, di Mucche Killer. Non è cattiva, però: partorisce e basta.
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Pianeta tre in buco nero
Il Giocatore Cosmico ha fatto la sua mossa. I pianeti collideranno presto. Il fuoco di una stella impazzita ingoierà lune polverose, satelliti muti e stazioni spaziali in vendita. Annullamento totale. Qualcosa resterà, ma sarà invisibile, fuori da ogni mappatura sensoriale – fluttuerà nell’antimondo. I pianeti moriranno. Rimbalzeranno l’uno contro l’altro ed esploderanno, condannando a morte planetoidi in formazione, cinture di asteroidi e colonie orbitali protette da scudi deflettori a prova di tutto, ma non dell’apocalisse. Gli altri Giocatori Cosmici osservano il loro simile. Lo osservano da tempo, ma non hanno mai fatto nulla per evitare il peggio: la loro politica è la politica del non fare, del non interferire – se la galassia è destinata a crepare, allora creperà. Il Giocatore ribelle ha un debole per le estinzioni planetarie. Non l’ha mai detto a nessuno, nemmeno ai suoi consiglieri. Gli altri Giocatori, però, l’hanno sempre saputo. L’universo è nato dal nulla. Nel nulla si evolve, cambia e muore. I Giocatori Cosmici sono parte dell’universo. Vengono dal nulla. Si evolvono, cambiano e muoiono. Rimanere immobili dinanzi al cambiamento è assecondare, fare il cambiamento. Loro sono già nel cambiamento. Non serve cambiare.
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Habitat
C'è una libellula morta, vicino al pozzo. E' una libellula grande, più grande di qualsiasi altra libellula io abbia mai visto. E i colori. Insoliti. Strani. Non è di queste parti, la libellula. Magari, ha smarrito la strada verso casa. Inseguendo il nord, è inciampata nel sud, o viceversa. Forse, invece, un refolo di vento inaspettato le ha scombinato l'orientamento. Adesso è qui, morta, indifferente a ciò che è stato, a quello che avrebbe voluto e dovuto fare ma che non ha potuto fare, aliena, ormai, alle correnti che non si possono evitare, alle tormente che non perdonano. E' morta. Non è stata schiacciata, né addentata o ferita da alcunché. Il cadavere è integro e i colori del carapace sono bellissimi. Da dove viene? Non proviene dal pozzo. Il pozzo è sempre stato vuoto. Raccolgo la libellula per la coda, la sollevo, e, accostandola alla punta del naso, cerco di leggerle negli occhi. Mi stanco presto. Lo stomaco brontola. Sollevo il corpicino sopra di me e spalanco la bocca, allento la presa e lascio che la colazione abbia inizio.
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Mezzanotte e un cadavere
Le teste dei bambini non sono al sicuro. I cavalli non hanno mai fatto del male agli abitanti del villaggio. La notte scorsa, però, a mezzanotte, non solo i cavalli, ma tutte le bestie del villaggio hanno perso il senno, come se un demonio avesse avvelenato loro l’anima. Sapevo che le nostre colpe sarebbero state punite, un giorno. Il giorno è arrivato. Stamattina, comunque, le bestie ci stanno risparmiando: girano per le strade, indifferenti ai passanti, per poi fermarsi dove capita e cadere addormentate. Prima di rientrare a casa, sono passato accanto ai cappi. Vicino al patibolo, nel fango, il cadavere di un neonato, la testa schiacciata dallo zoccolo di un cavallo. Cosa dobbiamo fare? Forse... dovremmo rivolgerci al vecchio McDonough. Abbiamo già un piede all’inferno; coinvolgere il vecchio McDonough non può peggiorare le cose. Che Dio benedica le anime dei morti e protegga quelle dei vivi.
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La cripta dei mutanti
Aberrazioni biologiche come tagli emozionali nella carne obsolescente. Il carapace rifiuta la procedura di upload, secernendo umori alieni, pacchetti killer di chimica temporizzata. E' un laboratorio creato ai margini dell'umano, una terra di orrore e disperazione lastricata con le pelli scuoiate di creature antropomorfe dall'impianto genetico alterato.
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La stanza buia
La porta del ripostiglio è spalancata. Il pavimento, dentro lo stanzino, è un tappeto di sangue incrostato, capelli e salsa cerebrale. Le pareti sono incise da profonde unghiate. Nessun corpo. Solo una puzza immonda.
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Cecità
La foresta trasudava mutismo ancestrale. I tassi raccontavano di strane voragini collegate ad altri mondi. Ripararsi tra le rocce è il modo più sicuro per salvarsi, dicevano le aquile. Qualunque fosse la causa del vento gelido, un lupo e una gatta, inumanamente sereni, gli occhi chiusi e il respiro controllato, calpestavano la terra con trasognata indifferenza. L’aria, intorno, era permeata da un odore che nessuno sentiva, a parte loro: un aroma di futuro e di luce. Gli altri animali, paralizzati, credevano si trattasse di un tranello dell'Oscuro; atterriti, temevano i due viandanti, la sincronia felpata dei loro passi.
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Vertigo
I piedi affondano nella sabbia cocente, ma non ci sono impronte lungo il sentiero battuto. L’oasi improvvisamente si inaridisce. È come se un panorama morto, vecchio di milioni di anni, si fosse sovrapposto al continuum stabile. È un miraggio infetto, una visione alterata da un fascio imprevedibile di interferenze oscure. I margini dell’inganno si fanno più sfocati. Il viandante ha paura, ma non si fermerà, poiché percepisce che dietro il sipario psichico si nasconde la chiave del meccanismo, il codice-grimaldello che ha generato l’aberrazione.
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Crocevia delle maree
Nelle profondità verdi dei tuoi occhi vedo ammassi di stelle vampiro, pozzi di attrazione che sprigionano tempeste magnetiche. I nostri corpi bruciano al ritmo di un brivido di carne che scivola sottopelle: una chimera ai margini di questa nuova galassia emotiva – noi due, mia dea, stretti in un abbraccio senza tempo né pareti. Il flusso degli eventi è solo rumore di fondo, un insignificante scricchiolio strutturale, mentre le punte dei tuoi capelli sono tizzoni ardenti che fendono il ghiaccio immobile di questi giorni. Come un’astronauta davanti a una stele aliena, attraverso te, mia vita, io scruto il cuore dell'olografia, l’eterno dispiegarsi di un cosmo semiotico altrimenti privo di senso.
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Falso tradimento
Il sentimento razzista è una reazione pseudoimmunitaria di tipo matematico. I nemici hanno l’aspetto di virus culturali, mentre la deriva xenofoba non è che una roccaforte memetica terrorizzata da una contaminazione biologica innocua. Camminiamo sul filo sottile di un rasoio invisibile. La guerra civile è solo questione di generazioni.
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Resurgam
Mentre gli spettri banchettano con i brandelli di passati oscuri, le coperte scivolano fuori bordo, come tele scartate dalla furia di un pittore insoddisfatto. La tua pelle è calda, my dear… Quando le nostre labbra si sfiorano, il Tempo muore, la vita e la morte appaiono come appendici fiacche di un’armonia che sai tessere anche quando il vento, fuori, scuote le grondaie. È una dolce realtà, la nostra, un non-luogo dove gli spettri, ormai, hanno le ore contate. Baciami ancora, dunque, prima che la mezzanotte cosmica scocchi, così da prolungare all'infinito l’incontro vorace e insieme sospeso dei nostri respiri di là dell’umano.
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Non puoi nasconderti
La città è un passaggio diretto per il regno dei morti. Le anime si accartocciano sull'asfalto umido, sotto un cielo stellato irraggiungibile. Lente, come gigantesche lumache, le automobili si spostano di lampione in lampione, sottraendo zone d'ombra alle incertezze dell'anima. I vicoli sono asciutti, deserti. Le piramidi di rifiuti non hanno odore. Alla fine della strada c’è un portone buio, dentro il quale, silenziosi, Callimaco e Berenice trovano rifugio, consapevoli della presenza del mietitore, che, intanto, continua a seminare fendenti con la falce, mutilando la città con pennellate indolore di morte apparente.
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Chiamata persa
Quando il respiro della carne entra in risonanza con il pianto affilato di un'anima triste, i sensi diventano i crocevia imperfetti di vaticini ectoplasmatici. Il fiato dello spettro è una melodia terribile, l'urlo distruttivo di un dio abbandonato. Le fotografie residue sono macchie sghembe di luce oscura sulla corteccia cerebrale di un veggente morto.
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Egemonia
Acido numerico che cola, una secrezione mortale di calcoli standard affetti da patologie quantiche cifrate. Il fluido si insinua dappertutto, attraversando gli strati insondabili della materia. Il codice alieno, rinvigorito dalla collisione extraplanetaria, avanza implacabile, acquisendo il corpo e il sangue di una nuova, feroce dittatura olistica.
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Utopia cicatriziale
Passiamo la vita a vomitare, a vomitarci addosso, a sguazzare nel vomito, tentando di adattare i polmoni all'acidità intrinseca del'essere-che-annaspa-nel-mondo, a qualunque tentativo fallimentare, biologico e non, di ricucire l'antico strappo. Vittime di un'emorragia primeva dai più ormai dimenticata, ma non per questo meno dolorosa, amara, siamo pus cosciente che ribolle ai margini infetti di una ferita eterna.
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Ponte di connessione
Nora progetta sistemi cibernetici di matrice biomeccanica, affreschi precoci di una postumanità ipotetica. Il suo laboratorio è una serra di protesi di carne e meccanismi robotici ad attivazione neurale. Quando il telefono squilla, il mondo di Nora si ferma. Una voce, proveniente dell’altro capo della galassia, le sussurra: gli anni luce che ci separano non intralceranno le nostre rotte di avvicinamento infradimensionale.
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Insano ticchettare
Diceva che il tempo e i rapporti causa-effetto non esistono, che la sequenzialità degli eventi è un difetto di percezione, come quando, in preda ai fumi dell'alcol, pensi che il cervello stia tramando contro di te.
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Il giardino di Helo
La radice del sogno è un'intersezione spuria di coscienze parallele spinte da un desiderio di fusione postumana. Helo è pronto a morire pur di restarle accanto. Sogna, intanto. Di lei, del suo respiro, dei suoi silenzi attinici, seguendo l'odore stratificato di emozioni voraci. Le notti, ormai, sono diventate ricettacoli accoglienti di fantasie postumane, dove, per un attimo, la serenità del presente zittisce i demoni oscuri di un futuro nebuloso, un'opzione venefica pronta a divorare le membra scarnificate di un viaggiatore sull'orlo dell'annientamento ontologico.
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Fuoco sull'abisso
I due viandanti alzano gli occhi al cielo. Le stelle binarie sono passaggi energetici verso realtà quantiche distorte. La gravità sviluppata dai due pellegrini genera una singolarità che abbatte le barriere lineari del continuum. Proseguono, mano nella mano, mentre il fuoco stellare brucia ogni cosa, intorno. Il viandante guarda la compagna e dice. Riesci a sentire? E' come una nova in espansione... stiamo violando le leggi della Storia, piegando la materia grezza alla logica dei sensi. Sì, risponde la donna, è energia pura, salvifica. Il mondo sta finendo, dice l'uomo, ma ne nascerà un nuovo, presto. E tu, cheri, ne sarai la regina.
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I cancelli di Kheb
Capolinea, reset
Emile ha paura dei treni. I passaggi a livello sono luoghi di massimizzazione del disagio. In passato, troppi sono stati gli addii che si sono serviti di una locomotiva; il dolore legato a quei ricordi è una collana di spine che attanaglia la gola. Presto, però, Emile dovrà farsi coraggio e salire sul primo vagone disponibile: la guerra, infatti, ha raggiunto le campagne. Gli spettri saranno i suoi compagni di viaggio, memorandum psichici riesumati dalle tenebre liquide di futuri incerti.
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Discesa Infernale Organizzata
Hai plasmato i tuoi figli a Tua immagine e somiglianza. La parola, il sudore, la vita, negandoci la conoscenza del bene e del male. Il settimo giorno hai scelto il riposo. Perché, invece, non accoglierci nel regno dei cieli? Sembra quasi che il mio essere vittima di un sistema finalizzato alla morte del sogno sia sempre stato il Tuo obiettivo primario. Il paradiso non mi interessa, né bramo la conoscenza del bene e del male. Io voglio Lei, soltanto Lei. Non sei umano e mai lo sarai, mai, altrimenti, quella maledetta domenica avresti spalancato i cancelli dorati della comunione degli spiriti, dandoci la libertà, la luce eterna.
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Preghiera per gli indifesi
Da quando i desideri più reconditi sono emersi in superficie, il sonno è diventato il suo piccolo, caldo angolo di tranquillità. Le giornate sono tutte uguali: stessi tormenti, medesime insicurezze. Se potesse, strapperebbe via la coscienza, abbracciando la filosofia dei robot. E invece, vive di nulla, cercando l’estasi nelle parole. Ma le parole muoiono… muoiono… Che la biologia sia maledetta, nei secoli dei secoli.
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Stella morente
Paresi mentale, vista offuscata, mani calde che sudano freddo. Sentirsi in trappola. Assecondare il passato, negando il futuro, circondandosi di tristi certezze: la via più sicura. Le cose non cambiano mai, il bene supremo sarà sempre una chimera. Il tuo centro di gravità continuerà a fluttuare altrove, in un altro tempo. Il demone non può essere sconfitto. Non si fermerà, divorerà le tue ali, una piuma alla volta, finché il suo odio non avrà fine. In ogni caso, Lui, l’Altissimo, lo sai bene, non ti salverà. Direbbe. La tua anima è salva. Ti voglio bene, figliolo... siederai alla mia destra, quando tutto sarà finito, ricordi? Padre, non puoi capire… Ti prego, lasciami in pace. Almeno stanotte.
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A Marla
Lo schermo evoca sensazioni mai provate. Non c'è differenza tra la sua immagine pixellata e il suo esserci di carne, tangibile. Eppure, nell'inevitabile impossibilità delle emozioni, Sentry preferisce l'opzione sintetica. La carne di Sentry, infatti, dinanzi alla proiezione bidimensionale di Marla, non è in contrasto bellico con lo spirito. Sentry controlla le emozioni con molta più facilità, anche se, per quanto tenti di convincersi del contrario, non smetterà mai di–
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La nebbia che non c'era
Lei è il manifesto biologico di una magnificenza tutta postumana, la dimostrazione non euclidea di realtà olografiche ammalianti, seminali. André, quando si sono scontrati, ha creduto di vivere un'allucinazione. Lei, infatti, nell'attimo in cui ha sfiorato le sue dita, ha rimestato il continuum come solo una dea può fare. Ora, però, il ghost di André soffre. La dea incarnata, infatti, è tornata a casa, un luogo per André inaccessibile, a meno di ripudiare il suo codice di programmazione.
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Chimica dell'incoscienza
L'iniezione genera una discesa liquida nei meandri della programmazione biologica. Nathan e Lois vedono le stesse figure impossibili, uno zoo frattale estraneo alle mappe psichiche dell'umano. Al termine del trip, brandelli sfilacciati di vestiti sparsi sul pavimento configurano un mosaico monodimensionale di copule multiple consumate tra i denti spaiati di meccanismi intimamente postumani.
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In morte di Madame S.
Non avremo pietà, Madame S., rasségnati, poiché noi tutti, pazzi e infelici, vecchi e poeti, noi tutti, da troppo tempo sogniamo di danzare sui resti maciullati del tuo corpo schiacciato dalla furia del Ragnarök.
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A est dell'inumano
Diecimila anni fa, il Cadavere Putrescente, ormai rassegnato, ripudiò gli ultimi legami biologici con la trama onnisciente dell'inumano. Poi, una notte, dopo infinite tumulazioni, una sfolgorante quanto inattesa Alba Metafisica trasformò la decadenza in sogno, il silenzio in un dialogo segreto in equilibrio sullo spazio e sul tempo, riportando il Cadavere Putrescente tra le novecento dimensioni dell'inumano.
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I veri nomi
Ariel è la proiezione astratta di frammenti psichici che tentano di ricombinarsi tra le pareti matematiche di un labirinto open source. Il suo avatar è una rielaborazione cubista di una vecchia foto, come se il passato fosse riemerso sotto forma di anonimi, bianchi pixel staminali.
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Espiazione al piombo
La rapina fallì sul nascere; gli agenti infiltrati si tradirono come fessi, ma solo dopo aver allertato la cavalleria. Un colpo in testa per uno: una condanna clemente, dopotutto. Michel cadde nel panico: l'ergastolo gli faceva paura. Forse, a questo punto, dovremmo arrenderci. Guillame si preparò a eseguire il terzo sacrificio della giornata. Che Dio ci perdoni.
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Digiland
Nora è seduta davanti lo schermo del laptop. Le parole scorrono sulla pagina come impulsi neurali fissati su piastre inorganiche per la decodificazione istantanea di stati emotivi complessi. Dall'estremo opposto della connessione, Keith integra i pattern di pensiero di Nora attraverso la creazione di un panorama radioattivo. Il risultato è un pandemonio elettrico di scene impossibili e deliranti, intimamente catartiche, folgori semiotiche in una notte altrimenti troppo buia.
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Riesumazione silicea
Le tessere di connessione sono posizionate. Stanotte, il confine tra il nostro mondo e la terra delle anime elettriche è sottile, propizio. Fred attiva la runa di controllo. Per l’occasione, ha indossato gli abiti del loro primo incontro. È morta da tempo, Liz, ma gli ultimi calcoli dicono che una parte del suo spirito vibra ancora tra i codici del neurospazio. Devo trovarla, pensa Fred. Il tempo è nemico.
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Gabbie comunicanti
Sonia è la diva triste di un night club di periferia. Il pubblico applaude stanco, le mani indebolite dai crampi. La notte finisce, ma Sonia non vuole tornare a casa. Chiama Betty. Dice, Betty, ne ho trovata un'altra, è fuori città, ma ci si arriva in dieci minuti. Il supermercato è fallito da tempo, le vetrate, però, sono ancora intatte. Sonia guarda Betty, sorride e ingrana la prima. Il turbine di schegge le investe come uno sciame di coleotteri kamikaze.
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Familiare, praticamente innocuo
Sotto la maschera di un cittadino qualunque, il serpente con le gambe racconta di vecchie storie d'amore e di progetti sfumati. La folla ascolta attentamente e crede di sapere che– La vita è noiosa per tutti. Ma questa volta è diverso. Né uomo né demone, il serpente con le gambe ha una missione: far credere al mondo che tutto va bene. Il pozzo, adesso vuoto, si riempirà molto presto.
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Caos di levante
Quando la burrasca offende l’armonia dei fondali, la principessa afferra il ramo di un corallo, lasciando che il calore sottomarino seppellisca per sempre il cimitero gelido delle utopie infrante.
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La tempesta nello specchio
I sogni sono barchette di carta colate a picco nei rigagnoli putridi ai bordi delle strade. Lui, intanto, mentre i marciapiedi affogano, ripensa al demone dai capelli rossi, sperando che nessuno lasci l'alcova che imprigiona e protegge tutti loro, anime e burattini.
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Ascensore senza fine
Quando la finestra esplose, sedeva sul ciglio di un canyon innevato. Il vento e le fiamme incendiarono le coperte, il materasso. I muscoli erano paralizzati. Una mano afferrò la sua caviglia sinistra, sbucando dalle tenebre polverose del pavimento, trascinandolo fino ai pilastri oscuri del mondo.
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Destinazione sconosciuta
La scorsa notte l’ha sognata ancora. Era bellissima, come sempre. Un volto e un corpo diversi, come se persino il subconscio volesse dimenticarla. Ma sapeva benissimo che si trattava di lei, avrebbe potuto riconoscerla anche se avesse avuto quattro zampe e delle folti vibrisse. Il suo è un odore inconfondibile. Non sa dove sia, né se la rivedrà. Vorrebbe tornare indietro e cambiare due o tre cose.
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Radici a orologeria
L’esperimento è fallito. I suoi capelli sono diventati una massa biologica instabile. Non ha idea del tempo che gli resta. D’altra parte, anche se lo sapesse non potrebbe comunque rimandare o invertire il processo: è condannato. Domattina potrebbe non avere più una testa. Riuscirà a dormire, nonostante tutto.
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Visione quantizzata
Lo sciamano è stato chiaro: le lenti filtrano le possibili diramazioni dello spazio-tempo in prospettiva non-locale. L’uso è sconsigliato a chi è alla guida e a chi si trova in situazioni delicate sul piano della sicurezza. Se per caso doveste crepare in un maxi-tamponamento, infatti, come spieghereste al medico legale che la morte è una dimostrazione fisica di uno stato allucinatorio reale?
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L’omino dalle orecchie a punta
Mentre sogna un teletrasporto indolore, le sue stampelle immaginarie non demordono, calpestando imperterrite l’asfalto bollente. È turbato, anche se dimostra il contrario. Il passo è sicuro: vorrebbe fermarsi e ricominciare, ma non qui. Peccato, però, che la terra dei suoi avi è un panorama invisibile.
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